L’integrità dell’essere…

L’integrità dell’essere

La giusta comprensione, è parte integrante dell’Unità, per intenderci meglio, dobbiamo sforzarci profondamente a dover comprendere cosa sia veramente il termine e non solo, “tutt’uno”. Questo termine viene definito a volte DIO o in circostanze diverse, anche in altri tanti vari modi; tralasciando la trascendenza di questo modo di generare riflessioni o filosofie, dedotte poi a termini e paroloni, cerchiamo di capire come si è suddivisa, anzi perduta, ed oggi molta confusa tra le menti dell’uomo moderno, questa unità dell’essere, quale potremmo anche dire “integrità” dell’uomo.

L’uomo in generale occupa fisicamente e psicologicamente uno spazio-forma, è questo determina lo sviluppo totale dell’uomo, nel corso della sua esistenza terrena. Solo alcuni, in questo posto minuscolo, saranno consapevoli di quanto abbiamo appena detto. Ed è così che il proprio sviluppo si baserà, sulla conoscenza che egli potrà ottenere solo in seguito. Attraverso i mezzi che dispone nell’attuale vita dovrà spingersi oltre i limiti posti della coscienza derivata. Tanta gente però non comprende questa dura realtà, e basta poco per testimoniare tale fatto guardandoci intorno, come l’uomo è incapace oggi giorno ad essere felice, non è capace di evitare nemmeno i conflitti di poco conto, e così di conseguenza non sarà capace nemmeno amare. Queste “creature”, cercheranno di sopravvivere in questa prigione umana in tutti i modi, ma pur sempre limitati. Senza un piano di evasione, poiché essi non conoscono né la prigione ne l’essere prigionieri, dovranno sottostare a pieni regimi alla loro stessa psico-prigionia.

Alchimia-il-sole-e-la-luna

Come detto, l’unità o integrità, si potrà raggiungere solo se ci fosse la prontezza, il bisogno e la consapevolezza del lavoro interiore. Questo però richiede all’essere un enorme quantità di energia, volontà, sforzo psicologico e fisico, e tanto altro ancora. Il percorso interiore nel raggiungimento, per l’evasione, sarà continuo e senza “tempo”, svilupperà capacità nell’essere a tal modo di raggiungere una dimensione superiore, i mezzi per liberarsi, il tutto lo farà con grande interesse e piacere. Lo stato di unità (l’esterno) può essere raggiunto, o meglio dire “percepito”, solo dopo un lungo lavoro su se stesso. Qualsiasi uomo che prima di tutti noi ha fatto questo lavoro, liberandosi da questi meccanismi, potendo vivere finalmente da essere libero da pensieri, parole, circostanze, dipendenze, religioni, e tutto il resto, ci ha lasciato detto che bisogna interessarsi anche della “fisica” in grande parte, spiegandoci che solo così si potrebbero veramente comprendere alcuni passaggi vitali e necessari, per creare un nuovo corpo di gloria, nonché la propria libertà motoria e psicologica.

Sentirsi UNO, è ben diverso dall’essere UNO.

In pratica le due cose si differenziano enormemente, il “sentirsi” non ha equilibrio e continuità, poiché può mancare da un momento all’altro, in più non ha comprensione adatta, per godersi infine – l’esatto funzionamento. L’essere UNO ha vita, libertà, capacità avanzate di comprensione, forza interiore per decidere, e ha soprattutto il “coraggio” con se stesso nel lavoro interiore, vivere o morire ha lo stesso valore ai fini di sviluppo, perché egli è consapevole di non-essere né un inizio né una fine, ma che semplicemente egli è. Tanta gente proclama il desiderio di amare tutto o sentirsi tutt’uno, ma realmente non conoscono la profondità e l’essenza dell’Uno, o di Dio se preferiste questo genere di parola. Sicuramente e certamente, non tutti possono comprendere questo tipo di lavoro affinché si possa essere UNO, ma spero che, almeno comprenda lo sbaglio di “sentirsi” Uno, quando in realtà è inconsapevolmente e praticamente, NIENTE.

iniziazione

Per chi invece arriverà a vivere questa dimensione, cioè Essere Uno con Tutto, nascerà in egli un nuovo genere di conoscenza, mai studiata nella comunità ordinaria mondiale, perché nascosta dal vagabondismo costruito, e inculcato poi nelle menti, preconfezionandolo con abbondante voglia di crearsi materialmente, con enorme brama di voler “fare”. Senza averne le capacità e le giuste competenze, l’uomo vuole i poteri per riuscire a fare ciò che desidera, ritrovandosi così attaccato a tutto ciò che si trova all’infuori, confinando sempre e solo la Sofferenza. Cosa sarebbe altrimenti, la delusione, l’incapacità, la disarmonia o qualunque altra di queste sensazioni, presenti oggi nell’uomo che vive quella voglia di costruirsi esternamente…?

Attenzione, non stiamo dicendo che non dovrebbe avere una vita da benestante, ma che utilità avrebbe, farlo con sofferenza…?

Questo non è un definire qualcosa, ma è uno stato in cui l’uomo oggi è e non osa cambiare, un dato di fatto.

“Egli accumula con ingordigia, e questo fa nascere l’insoddisfazione e le paure per un futuro minaccioso, poiché immaginandolo lo si vede scarso, rinnegando così il presente, perché crede che sia esso a non permettergli di fare tanto”.

Dalle volte, anche in uno stato di normale addormentamento, senza questa consapevolezza, l’uomo riesce lo stesso a ricevere quelle ondate di emozioni che vanno al di sopra dalla normalità e di ciò che abbiamo descritto. Sensazioni strane e diverse dalle solite, come se nulla di ciò che si “ha” abbia più importanza, un crollo momentaneo della mente, ed è per questo che egli crede di essere tutt’uno, ma dispiacevolmente l’attimo dopo, non impiegherà molto a litigare con il primo che gli capita per la strada, o a programmare come aumentarsi il proprio conto in banca, senza più la minima consapevolezza. È più che normale nutrire questi stralci di emozioni e percezioni di altro genere. A volte, anche molto di più di semplici emozioni, egli si percepisce un qualcosa di molto più di un semplice uomo, che deve solamente dover fare materialmente sulla terra , ed è anche legittimo tutto questo, perché sarebbe nient’altro che la sua vera natura a manifestarsi nell’inconsapevolezza coscienziale. Ma non basta per lavorare poi su se stesso, e far si che capirà l’essenzialità della questione. Egli vive in un meccanismo multifunzione, frazionato, che gli impedisce di liberarsi facilmente, ed è per questo che si necessita di una forza interiore diversa dal conosciuto, quale può avvenire solo dopo un lungo e vero lavoro su di sé.

Senza tutto questo, non si potrà mai essere “UNO con tutto”.

antoniO…

Un Buon Lavoro

Una persona in grado di svilupparsi ha delle “qualità” di base, che di conseguenza gli permettono di poter usufruire delle sue stesse qualità e iniziare il lavoro su di sé. Queste qualità possono essere già date, all’origine, in dotazione all’anima, che molto “probabilmente” ha scelto prima di venir a sperimentarsi qui sulla terra, ma questo rimane pur sempre un ipotesi e non un interessamento; ciò che ci interessa invece, è il grado che può avere l’uomo per comprendere il lavoro interiore da effettuare su se stesso.

Ma in fondo cos’è questo lavoro su di sé…? Sembra che in giro si sente a dir poco parlare tanto…?

Spiritualità…anch’essa, cosa si intende…?

Vogliamo per un attimo riflettere su questi due termini, quali oggi vengono usati come le mele quando vengono vendute al banco del mercato…? Ancor di più, la parola RISVEGLIO, che cos’è…? Perché in giro i “mercatini” aumentano, vendono spiegazioni, teorie e filosofie liberatamene al proprio banco, come se stessero vendendo le mele alla vecchietta che si affida al proprio fruttivendolo di fiducia.

Non è che il modo in cui si “alimenta” l’uomo, sta oggi-cambiando…? Se fosse sì, siamo certi che tutto questo faccia bene all’organismo…? Soddisfa almeno i criteri base dell’essere, ad esempio quello di migliorare se stesso…?

La gente è sicura di ciò che è, e di ciò che egli può, senza mai domandarsi se realmente può, o realmente egli è. Senza questo porsi domande, non esiste lavoro interiore, ne spiritualità. Seppur non possiamo parlare di una verità assoluta, almeno possiamo avvicinarci ad essa; vi starete chiedendo, come…? Una domanda che sembra essere così difficile pur essendo semplice definirla. Dovremmo semplicemente parlare di dato di fatto, e meno di fantasiosi fatti mai accaduti, lasciando che l’immaginazione cessa di esistere nei discorsi di qualunque genere…Poiché l’uomo ha costruito questo “centro” in più, chiamato immaginazione, e nel frattempo lo usa in prima linea, rapportando queste immagini all’attuale realtà vissuta, riscontrando dissimilitudini, creando così confitto per insoddisfazione tra ciò che gli piacerebbe essere, con ciò che è.

Splendere

 

“Vivere il momento presente, molto usato oggi dalle new age, eviterebbe questo processo automatico di abitudini cronicizzate”.

Mi capite vero…?

Penso proprio di no, allora approfondiremo meglio…

A noi “uomini” piace discutere tanto e discutere ancora, così la maggior parte di queste discussioni vengono fondate su immaginazione create da esperienze vissute negative o positive che siano, e non da reali fatti o cose – ovvero “mai” ne accadute ne vissute, portandole nella mente come desiderio in “divenire”.

Ad esempio, in una conversazione con amici o parenti spesso confermiamo delle cose senza averle mai vissute o addirittura nemmeno visto in televisione, ma solo perché camminando sul corso di qualunque via di qualunque posto, vi siete ritrovati la mattina del… ad udire affermazione astruse, così confermate quanto detto solo perché taluni persone stavano discutendo l’argomento in questione astrusamente. Tutto questo potrebbe essere, ipocrisia, menzogna, immaginazione, bisogni di apparire, qualsiasi altra cosa tranne che, la “verità”. Allora, se evitassimo questo “fare” (lavoro su di sé), già così potremmo riuscire a percepire aria diversa da quella solita, che sicuramente si avvicina, e dico solo si avvicina, alla cosiddetta VERITA’.

Il lavoro su di sé, quindi, è quel mezzo che può condurci a non mentire, come spesso oggi accade in ogni uomo, che mente ad alta voce ed anche con se stesso attraverso il pensiero. Lo stesso lavoro interiore ci conduce ad osservarci, a farci notare aspetti nuovi di noi stessi che prima non notavamo e non sapevamo una “mazza”, ad esempio quando giudichiamo senza essere consci creando conflitti con noi stessi, poiché tutti “sanno”, anche i cristiani, che chi giudica sarà poi giudicato…

…La spiritualità, evitando il lato morale che potrebbe assumere, non è altro che un “principio” intenzionale di voler partecipare ad un miglioramento del mondo qui sulla terra, quale attualmente l’essere sta provando a sperimentare invano. Non possiamo parlare di risveglio, se non ci fosse la pratica in ciò che oggi – e solo in parte – conosciamo. Non potremmo dire che stiamo lavorando su noi stessi, se non capissimo che tutto ciò che si trova all’esterno, è una proiezione di ciò che IO SONO. Capire tutto questo, è un lavoro indipendente, soggettivo, che può essere attuato solo dall’uomo che vuole risvegliarsi unendosi alla sua vera natura, all’Universo; tutto il resto è una continuità – di addormentamento – ad occhi aperti.

Un prigioniero, esperienza vissuta, accetta di fare la prigione solo nel momento in cui si prende le sue responsabilità, altrimenti sconterà la sua pena senza mai porgere un sorriso al “coabitante” di cella e addirittura all’intera prigione. Allo stesso modo l’uomo deve accettare di non essere in grado di essere felice, deve prendersi le sue responsabilità di non-essere in grado di conoscersi in questo suo stato attuale; praticamente egli conosce soltanto la SOFFERENZA in ogni sua azione, desiderio o pensiero – solo quel giorno in cui si desta a volere essere consapevole, l’essere troverà la – STARDA e LA VIA…del lavoro su di sé!

La – preconfezionata Vita

La – preconfezionata Vita

 

Tengo a dire a chi legge, che questi articoli sono frutti di un’esperienza vissuta. Ciò che scrivo non è un dover convincere qualcuno a crederci o meno, ma un invito di “coinvolgimento” con molteplici persone, potendo riflettere così sulle esperienze personali già accadute, trovando magari le chiavi per trasmutarle prima soggettivamente e poi oggettivamente, affinché si possa integrare questi stessi espedienti nella propria attuale realtà, divenendo infine utili a qualsiasi persona pronta a vestirsene. Il lavoro interiore, se svolto assiduamente, delucida su delle funzioni meccanizzate in noi, e che noi esseri umani gli diamo poca importanza a dover essere trascesi e trasmutati.

Ciò che stiamo vivendo – “ORA” oggi e qui – non è casualità ne inutili esperimenti umani buttati al vento, tutto questo sta accadendo perché deve semplicemente accadere, ed è difficile comprendere tali cose, ma se ci impegnassimo a conoscere noi stessi, veramente, capiremmo molto di più di quanto ne possiamo capire ora. Dobbiamo impegnarci a comprendere, e per comprendere abbiamo bisogno di consapevolezza, quale tutto questo in uno stato normale l’uomo non può raggiungere. Egli è un essere sviluppato a metà, alcune delle sue parti si sono sviluppate per natura, come possono essere il cuore o le ossa che lo compongono, ma altre restanti parti, che servono per completarsi, non si sviluppano per natura, come può essere la coscenza, il cervello o la memoria, quindi necessitano di un grado di comprensione superiore; volontà, sforzo, osservazione, conoscenza, tutto questo è ciò che lo possono aiutare a svilupparsi, scavalcando i limiti che attualmente lo avvolgono. Divenuto cosciente, cioè consapevole di essere sottosviluppato, questo sarà ugualmente solo un inizio.

 

07-dic-Il-Pifferaio-Magico-e1417703275664

 

Filosoficamente potremmo dire per avere una visione più ampia, che l’attuale realtà in cui l’uomo sta provando a sperimentarsi, è un nuovo inizio di un nuovo ciclo, che permette di accedere in una dimensione superiore rispetto a quella che fino ad oggi gli esseri conoscono. Egli deve affrontare la propria battaglia con un impeto spirituale, cercando di vivere con la massima consapevolezza e comprensione di se stesso. Tante persone “oggi” stanno riscontrando difficoltà nel comprendere questo cambiamento, appunto perché sono idolatrati, non riescono ad aprire la visione del proprio essere, perché non lo conoscono, soprattutto non comprendono l’assoluta necessità di risvegliarsi davanti a tutto questo.

In tutti questi anni l’uomo ha costruito tantissime cose utili, mentre al contempo “distruggeva”, e continua a distruggere, oltre che all’esterno anche al suo interno, in se stesso. Materialmente i danni all’esterno, sotto alcuni punti di vista anche se è impensabile, sono stati molto lievi, ma se proviamo a pensare come è riuscito a distruggere la sua stessa vita, capiremo quanto sia rudimentale pensare soltanto ad una distruzione materiale. L’uomo, sia soggettivamente che oggettivamente, ha costruito una vita parallela a quella che egli avrebbe unicamente dovuto vivere sin dal principio, ciò ci conduce a pensare che non aveva tanto da fare il giorno per far sì che ciò accadesse. All’improvviso egli pensò come avrebbe potuto attuare un piano per conservare tutto ciò che riusciva ad “accumulare” in un giorno, conservandolo per il giorno successivo…definendo questo – Evoluzione e Sviluppo…e non mi riferisco al semplice congelatore che è in grado di preservare a lungo il cibo, poiché questo prende parte già di un’evoluzione successiva, il termine corretto “evoluzione tecnologica”, cioè avanzata; ma mi riferisco alle prime origini della “vita dell’uomo”, quale nessuno ne parla ne riflette, compreso scienziati, fisici, archeologi, professori, impegnandosi solo negli studi teorici e di ritrovamenti archeologici, per poi poetizzare e teorizzare secondo i propri punti di vista, dando vita così a nuovi musei e teorie.

 

“Non è una critica ne a musei ne scienziati, né a nessun’altra tipologia di persona, ma è solo un sunto, un modo per riflettere, di ciò che l’uomo vive oggi senza rendersene conto, cronicizzando il suo stato di addormentamento” …
“Le scritture già da migliaia di anni ne parlano con destrezza e determinazione. Ad esempio la bibbia esplicitamente scrive – Vivi senza aspettative, giorno per giorno, senza aver paura di ciò che potrai mangiare domani; il padre, come in cielo così in terra, non si dimentica dei suoi figli…continua… (mi scuso con chi conosce a memoria i versetti delle scritture, poiché l’ho scritto a modo mio senza nessuno intento di modificare tale parabola) “ …

224638_439807896058127_1804564493_n

…questo nuovo modo di vivere, cioè conservare, ha dato inizio ad uno schema mentale quale prima di allora l’uomo non conosceva, un proseguirsi di domani, e in seguito un rapporto continuo con lo ieri, ovvero “passato” e “futuro”. La mente, giustamente, ha continuato a svilupparsi col dominio di queste nuove filosofie, con la concezione di produrre sempre più domani “sicuri”, alla ricerca sempre di certezze, una certa sicurezza economica, fisica, coniugale, e tutti gli altri aspetti che oggi conosciamo nella nostra attuale vita. In seguito si affidò a figure santificate o divine, pregando che loro potessero fare, ed anche riservare, ciò che deve essere il proprio futuro.

Arrivati ad oggi, la gente vive solo la “vita preconfezionata”, quella parallela che abbiamo appena descritto, che si è costruito con le sue stesse mani, dopo aver distrutto, disintegrato, la naturalità del suo vero essere. In tutto questo l’uomo ha accumulato fantasie immaginarie, regole, principi, valori e tutto il resto, portandole poi nella sua vita, cristallizzandole, e poi insegnandole attraverso leggi meccaniche, ai loro successivi precursori; così, lo stato di sofferenza basata su filosofie sempre più nuove, come le religioni, dottrine e dogmi qualsiasi, hanno sproporzionato la visione della sofferenza, manifestata in ogni essere, addormentandolo sempre più profondamente, tenendolo in uno stato continuo di “sonno”.

Esiste una via di fuga da questa psico-prigionia, ma evadere non è semplice. L’uomo deve capire prima di ogni cosa che egli si trova in questa condizione, altrimenti come potrebbe liberarsi, e soprattutto da “cosa”…? Se egli fosse convinto di essere libero, solo perché apparentemente può scegliere, non concependo il suo attuale stato simile ad un prigioniero, egli non può evadere; non ha via d’uscita senza questa consapevolezza.

Ancora una volta in questo piccolo post ci tengo a rinnovare il concetto primario, “non è un mio obiettivo creare una nuova filosofia o una ideologia, in cui tu o chiunque altro potrebbe mai identificarsi, trovando così solo nuovi concetti, e nuovi domani da programmare, ma tutto questo ha bensì un solo scopo:

“COSTRUIRE QUELL’UNICA FORMA CHIAMATA PRESENTE, E CHE OGGI L’UOMO NON OSA VIVERE, DIMENTICANDOSI DELLA SUA VERA NATURA”…

 

Buon Proseguimento

antoniO giardinO…

Il percorso incompreso

Il percorso incompreso…

 

Poter comprendere cosa sia veramente un “concetto” o un “percorso interiore”, comporta un altissimo sforzo da parte dell’uomo, che deve attuare prima nella sua coscienza un piano, per rendere la sua macchina biologica “attiva” e non “passiva”. Solitamente la mente si oppone a questo avvenire attraverso i suoi credo, questo è quanto diciamo passivo, colui che studia se stesso, viceversa, ha dei metodi per arrestare questi credo; riesce solo in seguito ad attivare questo piano per poter prendere in mano la situazione e comprenderne quanto detto, accorgendosi in modo graduale che fino ad ora era stato un vero e proprio prigioniero. Senza questo sforzo, che deriva dal lavoro su di sé, il “concetto” o qualsiasi altro “percorso” che si vuole intraprendere, rimarrà sempre offuscato come detto dai propri credo (meccanicità della propria identità costruita).

Tanta gente oggi si precipita in corsi new age, mettendosi poi in mostra con ideologie presunte, e devo dire anche insignificanti al fine di se stessi, senza capirne ancora una volta il concetto. Una sorta di meccanicità cronica, derivata dalla confusione che gli reca il suo spostarsi mentalmente da una parte all’altra molto velocemente e inconsapevolmente, motivando questi spostamenti, accomodando i conflitti e gli attriti che si creano interiormente, come per “natura” giustamente accade.

 

asino-cappello

“Oggi provo qui, domani provo lì, dopodomani proverò ad un’altra parte o ad un altro posto…così le persone credono di poter trovare in cambiamento per trovare la fonte di energia; tradotto in parole semplici ed umane – AMORE, FELICITA’, BENESSERE ECC – o peggio ancora L’ILLUMINAZIONE/RISVEGLIO…”

Tutto questo evidenzia una mancanza di equilibrio interiore – il non saper ri-conoscere se stessi – e con tutto ciò, la gente continua a scegliere ideologie improvvise, e come detto, senza significato alcuno. In ogni nostro gesto dovrebbe vigilare una sola cosa, la voglia di essere “libero”, di scegliere indipendentemente dai nostro credo, cosa molto difficile da comprendere nello stato attuale in cui si ritrova l’uomo nell’attuale vita, d’altronde solo così potremmo ottenere una vera liberazione dal meccanismo.

L’uomo concepisce la libertà allo stesso modo di come potrebbe essere libero un Asino legato ad una staccionata di legno. Lo definisce libero solo perché può calpestare quei due metri quadri di raggio sulla terra. L’asino in sé può anch’essere libero, se ciò non fosse un problema per egli stesso, cosa che noi umani non possiamo sapere ma solo esprimere opinioni in merito.

“Ma l’uomo è ben diverso dall’Asino, ha una coscienza che dovrebbe permettergli di slegarsi, e pure egli non vive in una situazione diversa”.

Idee, pensieri, valori e principi, sono radicati nell’uomo, in modo molto limitato, poiché tutto proviene da quei due metri quadri che abbiamo descritto nell’esempio dell’Asino. Egli potrà conoscere al massimo la corda di cui è soggiogato, i granelli di sabbia che calpesta quotidianamente, il contenitore dell’acqua che gli viene posto dal “padrone”, sempre se c’è un l’allevatore/padrone; ma dopo questa limitata conoscenza, egli non può fare altro per svilupparsi. L’uomo vive allo stesso modo dell’Asino, ciò che è la differenza, come abbiamo già detto, è la coscienza sottosviluppata che non usa. L’animale vive con delle condizioni, è abituato a sottostare a delle leggi, lo fa in silenzio e si sviluppa sempre in base a ciò che sono le sue possibilità – limitate. L’uomo invece adotta un comportamento volontario verso queste condizioni, inconsciamente si rende disponibile a legarsi alla prima staccionata che trova, facendo magari compagnia anche agli Asini.

“Dopo un’attenta analisi devo dire che: l’Asino nemmeno lo vorrebbe come vicino di casa, per i suoi pochi modi garbati che adotta verso la natura, quale – l’animale – tiene a riservare un ottimo destino”.

L’essere, chiamato oggi Uomo, sceglie di restare soppresso dai pensieri preconfezionati e costruiti negli anni da egli stesso, confezionati così bene che non riesce a comprendere che non c’è differenza tra egli e l’Asino.

Buon Proseguimento

antoniO giardinO