Assenza di Comprensione

Assenza di Comprensione

In assenza di comprensione, dominio di se stessi, consapevolezza, non-conoscenza, che è uno “stato” in cui l’uomo purtroppo oggi VIVE, egli cerca così all’esterno la piena gestione di se stesso, affidandosi ad eventi che accadono; egli è condizionato sia emotivamente, fisicamente e psicologicamente. Farà fede facilmente a scoperte improvvise che siano scientifiche o tecnologiche, o anche a semplici giudizi di parenti o amici…tutto ciò – determina – la propria personalità, ed è così inconsciamente condizionata. 

Dimmi come devo fare, dammi una pratica, trovami una sistemazione lavorativa che possa farmi vivere una situazione tranquilla di vita, voglio una persona al mio fianco che mi possa fidare ciecamente, voglio essere amato, ecc….egli testimonia dentro di sé, continuamente, la mancanza e soprattutto l’impotenza, di sperimentarsi liberamente, regalando in questo modo “potere” di propria spontanea volontà a cose o persone, limitando la propria vita enormemente. 

 

Avrei potuto girarci intorno a questo argomento, come spesso accade, ma credo che dalle volte essere crudi può aiutare più delle buone maniere, specie da quei bei modi che ci hanno insegnato, e poi definite “belle maniere” … 

Questo cercare all’esterno, non è altro che “debolezza” …definire il termine debolezza non è poi così facile, poiché è poco comprensibile dai sensi ordinari che possiede l’uomo. Quindi cerchiamo almeno di capire i danni che otteniamo quando si è impotenti di poter Essere qualcuno senza nessune condizione, quale infine dovremmo esserlo indipendentemente da chi siamo. 

Lo scarso senso di responsabilità ci conduce a perdere potere su noi stessi, lasciando il proprio vittimismo avanzare impetuosamente. Sentirsi vittima di una ingiusta realtà, un destino inappropriato, rende ancora più tangibile l’assenza di potere, affinché si possa essere liberi dal sistema – psicologico – che ha il dovere di essere un “qualcosa” con personalità, ossia con una nazionalità di appartenenza, un lavoro sicuro e tutto ciò che necessità un ego qualsiasi. Dopo aver costruito la propria personalità l’uomo per forza di cose non saprà mai della sua Essenza, definita anche Anima. 

Senz’altro questo periodo che stiamo attraversando dimostra enormi ostacoli nel soddisfare tutti quei bisogni che l’uomo stesso  ha inventato. Ad ogni ostacolo che incontreremo la personalità assume un colpevole, ovvero qualcuno o qualcosa che presumibilmente gli impedisce di procedere liberamente come essa desidera, o meglio come essa pensa sia giusto che si proceda. 

L’uomo solitamente dispone di due mezzi per comprendere situazioni, eventi o sentimenti, la prima è – l’attuale conoscenza – una sorta di macchina costruita
per produrre problemi per risolvere i problemi, spesse volte definita
zona oscura, appunto perché egli la intuisce ma non la riconosce…il secondo mezzo che “potrebbe” usare nel processo di comprensione, e che non userà mai, è la consapevolezza, spesso definita anche “luce”. 

Da migliaia di anni esistono persone o scuole dette esoteriche, che cercano di sviluppare le coscienze, quelle meccaniche, cioè oscure, con un obiettivo ben preciso, quello di condurre l’essere alla scoperta della propria oscurità, ovvero non-comprensione, non-conoscenza oppure mancanza di consapevolezza. Poter arrivare a questo stato di coscienza, detta “superiore”, l’uomo necessità di una enorme quantità di luce, ovvero consapevolezza. L’intuizione di essere qualcosa di più di un semplice burattino, è più che normale pressocché naturale, ma non basta affinché le zone oscure possono essere illuminate. L’intuizione sarà sempre soppressa nel percorso della vita, dalle stesse condizioni che inizialmente in questo articolo abbiamo descritto. 

Il lavoro interiore, definito anche lavoro di Risveglio o lavoro su di sé, termini al quanto nuovi, ha alle basi riflessioni approfondite di ciò che noi stessi siamo in uno stato di oscurità. Riflettendo in profondità, ci accorgiamo poi quanta sofferenza ci opprime e quanta poca libertà abbiamo attualmente per decidere ogni cosa nella nostra vita misera e condizionata. Questa intuizione, soggiogata, può crescere per motivi vari o di semplice “fortuna”, frutto spesso di sofferenze ormai esplose, oppure attraverso la forza di volontà di quelle persone che vogliono aprire una porta una volta accorti di essere prigionieri. Tutti gli altri sono destinati a dover vivere catturati dai loro stessi pensieri, che non lasceranno libero nemmeno un piccolo spazio della loro stessa vita. 

Dobbiamo “Esserci” quando soffriamo, sarà anche tardi poiché già identificati con la causa…ma solo il fatto di riconoscere la sofferenza, potrà poi offrirci l’opportunità di iniziare a voler stare bene con noi stessi…

Buon Proseguimento…antoniO

La Morale dell’Anima

Mi piace tanto il vostro cristo, ma non piacciono i vostri cristiani…sono così “diversi” – dal vostro cristo…!

GHANDI

Sin da piccoli siamo abituati a dover schierarci da una parte piuttosto che da un’altra, a dover prendere una posizione in ogni cosa che faremo, come ad esempio aderire ad una dottrina piuttosto che ad un’altra, è così anche nel rapporto di coppia o semplicemente tifando una qualsiasi squadra di calcio. Iniziamo dalla religione, che sarà una delle prime cose che i nostri genitori ci hanno indottrinato, ed anche noi con i nostri figli lo faremo. Ci hanno battezzato e a nostra volta li faremo battezzare, e sarà così fino ad un’età più o meno adulta con l’avvenuta cresima, quando l’adolescente sarà diventato “ormai” cattolico, protestante o buddista.

Ciò che intendeva dire GHANDI, ed anche – io – in questo post, è il meccanismo con cui l’uomo acquisisce la dottrina diversamente da come Gesù o Buddha fece con i suoi accoliti. Impareremo così ad essere divisi qualora nasce un conflitto con una nazione o qualsiasi altra cosa che ha che fare con il NOSTRO SAPERE, non comprenderemo però questo nostro “fare” costruito da parole ben catalogate, ma agiremo di conseguenza con modi che indicheranno questa divisione ormai indottrinata.

Tutto questo sussegue da generazioni in generazioni senza che nessuno ha mai analizzato in fondo questo modo distruttivo che si è inculcato nell’uomo privandosi definitivamente di essere libero.

Geoffroy Demarquet.

Mentre questi grandi uomini hanno sempre parlato – con amore – di unità, noi continuiamo a disegnare linee geografiche che dividono sempre di più gli uomini dagli uomini, facendo riferiferimento solo alla propria morale. Ad ogni nostra convinzione, religiosa, culturale o governativa, abbiamo dato una motivazione per cercare di farcene una ragione, lasciando in noi quella speranza di poter essere un giorno liberi da tutto ciò, dichiarandoci nel frattempo dei semplici peccatori senza alcun potere per trascendere questi enormi limiti posti dallo stesso uomo – in carne ed ossa. Non è la chiesa o il tempio buddista in sé ad essere il limite vero e proprio, ma è il modo in cui l’uomo ha imparato negli anni ha concepirne l’essenza, e che poi di essi ne ha fatto ciò che na ha voluto, ossia i suoi comodi.
Tradizioni, santificazioni, celebrazioni, tutte queste belle cose, impegnano l’uomo a lasciarsi andare ad un qualcosa, di cui non conosce, ma che invano spera esista per assicurarsi un futuro migliore. Ci si identifica con questi dogmi e tradizioni per cercare in esse salvazione, ma ancora ad oggi nessuno ha mai risolto granché nella propria vita, se non avesse trasceso la parte intellettuale di queste stesse funzioni.

Quando accadrà che qualcuno dirà qualcosa che non è coerente, ovvero schierate con esse – posizionata bene nel fulcro “dell’indottrinamento” – lo si chiamerà così “scandalo” o “immorale”.

Ritornando alla divisione tra occidente ed oriente, italiano o americano, cristiano o musulmano, possiamo notare, riflettendo, che fin quando classificheremo nella nostra mente gli uomini in questo modo, dobbiamo rassegnarci a dover vivere anche le guerre tra di essi. Si prova rancore quando una nazione non appartiene alla propria religione, attacchiamo gli stessi con pensieri morali e costruiti apposta per non apparire in primo grado offensivi, quando la loro natura è del tutto giudiziosa. Faremo così anche quando qualche “uno” – di altro paese, condannato ad essere disagiato per colpa della nostra morale, si presenterà a noi con una scarpa rotta, e le diremo: di dove sei…?
Non aspetteremo nemmeno che ci risponda, perché daremo noi la risposta per primi: sei africano, nigeriano o afgano…vero? Così quell’uomo ci guarderà negli occhi, senza capire la nostra misera lingua, e ci stenderà la mano per aver qualche spicciolo, senza nemmeno giudicare cosa sono stati i nostri pensieri, dopo essere stati elegantemente offensivi.

Ve ne cito un’altra sempre di Ghandi, così capiremo in fondo questi uomini cosa avevano di diverso, che volevano farci notare a tutti i costi:

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Meglio avere un cuore senza parole, che dire parole senza Cuore…

Aveva ragione GHANDI…?

Partecipiamo a seminari, eventi o semplici incontri, dovunque, per poter riuscire ad avere un cuore più docile, più duttile, più aperto e generoso, ma ancora ad oggi risulta essere negli uomini un cuore pallido, duro come una roccia, chiuso, giudizioso ed enormemente presuntuoso.
Abbiamo trovato anche una scusante a tutto questo, attraverso termini definiti oggi esoterici, ad esempio “Tutto è uno”, è quindi questo “povero” straccione con le scarpe rotte ha le sue responsabilità del per cui si ritrova ad essere così mentre sperimenta la sua anima; ha scelto lui di venire in questo mondo ed avere le scarpe rotte affinché possa svilupparsi in tutto questo.
Ed ecco la bufala più grande, toglierci le responsabilità di dosso, per aver creato noi mentre ancora oggi continuiamo a creare, divisione tra filosofie, religioni e nazioni, facendone di alcune più ricche ed altre più povere.

Esistono due tipi di morale, quella della mente, ovvero costruita in base a tutto ciò che abbiamo discusso in questo post, e che tutti nella loro vita impareranno nelle scuole, in famiglia e nella società che vivranno; e poi esiste la morale dell’anima, che solo pochi ne prenderanno conoscenza.

Buon Proseguimento – antoniO giardinO

La Morale dell’Anima –

La ricchezza è Interiore

La ricchezza è Interiore

 

Giunti in questo nuovo decennio abbiamo ri-trovato in esso una grande opportunità per noi stessi, coltivata e lasciata da qualche “uno” prima di noi già evaso dalla prigione, la stessa in cui anche noi oggi siamo prigionieri…ciò però la maggior parte delle volte, è mal compreso dalle persone che si perdono nei meandri dell’illusione…prendendo infine solo il peggio in ogni cosa, che proviamo a sperimentare. Capita spesso che io ascolta termini come Ci Comandano, siamo loro Schiavi, esiste un Nuovo Ordine Mondiale…così precipitiamo in un fosso profondo quanto un pozzo, senza neppure esserci acqua per almeno bagnarci le labbra e continuare a sopravvivere.

Seppur nel web esistono tantissime persone che hanno eseguito e proseguono ancora un lavoro interiore, volenterosi nel voler condividere la loro INTERIORIZZAZIONE, con tutti coloro che dispongono di quel desiderio di svilupparsi, ossia liberarsi, purtroppo ancora nell’attuale 2016 e nonostante queste ottime guide, l’unico desiderio della massa umana continua ad essere il voler fare – “Denaro”, devo dire anche con assurde fandonie e senza nessun risultato finale. La spiritualità sia in questo caso che in tutti gli altri, non ha nessun ruolo, poiché la spiritualità è il denaro, non il risultato di un desiderio. Il desiderio di aumentare le proprie “saccuccie” in modo fantasiosamente facile, amplia la visione della sofferenza interiore attraverso dei processi meccanici ed automatici. Lo stesso desiderio rende avido l’uomo che con cupidigia ed enorme bramosia nell’accumulo, si dilegua impetuosamente contro ogni cosa, senza capirne gli effetti finali che così si provocheranno, sia in sé che negli altri.

Il denaro e non il voler “fare” il denaro, è e rimarrà una conseguenza allo stato psico-fisico dell’essere. Un uomo che interiormente è estremamente povero, non avrà mai l’opportunità di arricchirsi. La ricchezza la si può vivere all’esterno solo se essa è prima dentro noi stessi. Questo stato ci conduce ad essere positivi, ragionevoli, armoniosi e creativi nell’arte naturale del nostro essere, allora il denaro dovrà essere necessariamente una conseguenza a ciò che noi stessi siamo capaci di essere.

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Che senso ha accumulare denaro quando non ne comprendiamo il vero significato…?

Potrà essere soggettivamente e oggettivamente distruttivo la non-comprensione che deriva dalla non-consapevolezza. Questo tema non è nuovo né a noi ne a tanti altri come noi, per fortuna, esiste già da centinaia di anni il metodo e la soluzione per venirne a capo, quindi non e che non lo sapevamo, ma non cerchiamo abbastanza ciò che realmente ci serve affinché possiamo percepire la RICCHEZZA dentro noi stessi, continuando a manifestare povertà all’esterno e a donare potere agli altri. Quando ci si lamenta per la povertà, per la politica, la crisi, non si sta facendo altro che affidare la propria vita ad un qualcuno che infine non glie ne fregherà una milza di noi. Se il cambiamento avvenisse prima dentro noi stessi, avremmo la giusta comprensione per prenderci le responsabilità e cambiare anche la nostra realtà esterna. Certo non è facile, ma infine l’uomo si impegna a lavorare anni e anni per acquistare una piccola auto, dopo duri anni di lavoro, quindi evidenzia un enorme capacità di poter lavorare anche su se stesso e iniziare a stare bene, ad essere felice.
Ad esempio, ritornando al discorso povertà e ricchezza, esistono molteplici casi che testimoniano quanto detto, cioè l’esistenza di persone con un grosso conto in banca, ma che alla fine dipendono dal denaro. Immaginiamo di donare un milione di euro ai poveri, quasi sempre l’uomo effettua questi atti di beneficienza per poter usufruire di svariate agevolazioni ed infine essere anche ringraziato per il gesto di umiltà dimostrato, questo desiderio enorme di ricevere gratificazioni serve a rafforzare solo la propria personalità molto egocentrica.

Secondo voi questo ha che fare con la ricchezza interiore…?

La ricchezza interiore comporta un’apertura di cuore non indifferente, che anche con soli 10 centesimi ed anche senza questi, ma con un semplice sorriso l’essere riesce difronte a tali situazioni a cogliere un emozione superiore quale molte volte gli scenderanno le lacrime senza accorgersene. Il denaro dato in beneficienza per…non potrebbe mai causare in noi stessi questa apertura di cuore, donare 1 euro per la strada senza questa apertura sarà solo un’altra volta un compassionevole atto di moralità.

Questa è l’apertura di cuore che oggi l’uomo crede di avere e di dover riuscire a fare spesso per sentirsi bene interiormente, anche se purtroppo non lo sarà mai.

L’apertura del cuore richiede un’enorme quantità di energia nell’essere umano, energia che quotidianamente la disperde per futili motivi, egli non è capace di aprire il suo cuore in questo stato attuale in cui si è posizionato. Potrà così aumentare in se stesso soltanto la moralità…

IL lavoro interiore trasporta l’uomo alla riflessione esperienziale, così da poter migliorare se stesso e gli altri.

antoniO…