Il bianco e il nero

Il bianco e il nero : 

Cosa pensa un bambino quando osserva il mare? Cosa nutre quando lo guarda?

E cosa percepisce quando si ritrova a dover guardare i propri genitori o semplicemente un cane? 

Nella sua tenera età, cosa potrà mai esistere come forma-pensiero nella coscienza quando guarderà il mare, i genitori, gli animali e tutto ciò che i propri occhi osserveranno?

Esiste del giudizio in essi? O Forse rabbia? Oppure
rancore o pretese?

E perché invece “i grandi” hanno queste sensazioni primarie in ogni immagine che appare nella propria mente?

Cos’è che nella vita in seguito cambia, si modifica? Quali sono i motivi per cui impariamo a distogliere la bellezza naturale delle cose, e non continuare a vederle come i bambini, ossia come la natura ci dona alla nascita?

Chi insegna a noi bambini, cosa deve essere bello ed interessante, e cosa invece bisogna tralasciare reputandolo inutile e brutto…?

La bellezza del mondo la si può notare e percepire – oggi – solo da bambini, quando ancora non si è coscienti di avere un nome o un’appartenenza ben precisa…

Molti parlano di giudizio, seppur non si conosce bene l’argomento ed il sistema derivante, o meglio non c’è in essi abbastanza consapevolezza affinché la giusta comprensione possa arrivare direttamente al fulcro?

Che funzione ha il giudizio nella visione della bellezza delle cose?

Una risposta la si deve trovare, solo dentro noi stessi, ma in questo post possiamo ritrarre qualche sfaccettatura importante dell’atteggiamento del giudizio radicato nella mente. 

Impariamo sin da piccoli a conoscere cose belle ed altre brutte, ma le stesse cambiano da uomo a uomo; già questo evidenzia quanto non può ritenersi attendibile il brutto ed il bello – relativo – secondo gli esseri umani. Consideriamo utile e bello, ciò che ai nostri occhi si è presentato come gradito, è chi, in questo, ha poggiato la mano? Costruendo così un sistema di dualismo che si propaga in tutte le attività esplorative della vita vivente, senza più comprendere così che la dualità è un mezzo ma non uno stile di vita. 

Se il nero venisse paragonato all’inferno ed il bianco al paradiso, è poi normale che tutte le donne vorranno indossare l’abito da sposa bianco…

 

Riflettete!

 

Meritava il nero, per colpa di chissà chi, il posto dell’inferno? È pure oggi tale colore viene quasi sempre paragonato a scalogne e brutte cose. Guardando nel tempo troviamo diverse presupposizioni che l’uomo oggi vive a pieno ritmo come principi e valori da rispettare. Tutti noi ne conosciamo una che spesso appare nella propria quotidianità con uno stretto rapporto mitologico; ad esempio quanti di voi come segno di rispetto, passano dai cimiteri e fanno il segno della croce? È quanti il giorno di – venerdì 17 – non vanno a fare la spesa per paura di essere investiti da un auto o da un tram? 

Così la bellezza del nero si è persa, e il profondo significato del giorno venerdì 17 è svanito…preferendo di vivere di eventi mitologici, ovvero un pensiero strettamente personale che tutta via è diventato condizionante per un intera comunità. 

Queste condizioni influiscono enormemente nella vitta di tutti noi, alla ricerca di cose belle fugando in quelle che abbiamo imparato a concepirle come brutte. E tutti noi facciamo difficoltà a trovare la bellezza nelle cose e persone, poiché confusi da un sistema evoluto e all’avanguardia che ne conosce sempre una nuova. Allora ciò che era bello un giorno prima o un secondo prima, subito dopo diventa sconsiderato e vecchio. 

La materia, che conserva questa vecchia coscienza, riserva all’esser umano un lasso di tempo molto ridotto affinché si possa veramente fare fede sino al punto di farci condizionare nell’esplorazione del sé, essa ha attanagliato l’uomo rendendolo infelice e sofferente. Potremmo in seguito usufruire della materia, ma prima si necessita di un carico di esperienza in grado di sviluppare la propria consapevolezza e comprensione della vita stessa.

La vera bellezza la si può percepire attraverso il contatto con il sé interiore di un uomo, il contatto con la propria vera natura, che allineandosi con la bellezza universale non andrà più alla ricerca, ma comprenderà ad un piano diverso da quello mentale la bellezza “indispensabile” che lo travolgerà in una nuova dimensione. 

 

Un caro Saluto…antoniO 

 

– A BREVE IL NUOVO LIBRO –

Morire è…Vivere! 

La razionalità…che senso ha?!

 

La razionalità…che senso ha?!

Tutti noi siamo alla ricerca di qualcosa e qualcuno che possa confermare un testo o una situazione inesplorata. A questo atteggiamento va aggiunto il senso di appagamento che si prova quando una definizione arriva attraverso le spiegazioni razionalistiche e mentali. 

Per dircela tutta, dobbiamo accettare che attraverso la razionalità, ovvero ottenere spiegazioni valide per arrivare ad un punto – OVE SI CREDE – che esiste la tranquillità o la pace, non è poi così possibile…chi lo dice?!

Personalmente, e chi mi conosce sa, ho assistito a vari seminari dove grazie ad essi ho potuto sperimentare quanto non è possibile raggiungere “l’illuminazione”, se così possiamo definirla. Da premettere che tale termine non si associa alla quantità di informazioni presenti in una memoria raggiungibile in un cervello umano, ma che la parola stessa specifica qualcosa che sino a quel momento non era molto chiara e tangibile coscienzialmente e che da quel momento cadrà una luce immensa che permette di capire e comprendere meglio cosa nel profondo c’è. 

Sento parlare molto di alchimia bianca-verde-rossa-solida-liquida, magia – anch’essa definita in altri mille modi, e si fa a gara per chi meglio può spiegare come arrivare a capirne l’esatto comprendimento affinché qualcosa di nuovo nella propria vita accada, ossia definito comunemente risveglio
o
illuminazione.

Ma cos’è infondo tale stato che l’uomo sostiene debba raggiungere per poter essere finalmente felice…? E soprattutto quali effetti provoca quest’attesa, nel frattempo che confermiamo di stare dormendo…?

 

Cari amici vi dico con franchezza che di tutto questo fardello non ne so – teoricamente – niente, e non ne conosco assolutamente niente, ed aggiungo però che, dopo aver assistito come detto a determinati eventi di professionisti e veterani, anche se conoscessi tali processi la mia vita non sarebbe mai potuta cambiare, anzi forse avrei potuto rimetterci qualcosa. 

L’essere umano ha preferito razionalizzare tutto in tutto e di tutto, cioè vive continuamente di “ricerca” proiettata sempre all’esterno di sé, di cose palesemente superficiali, offuscando definitivamente il senso e lo scopo primario della razionalità insieme a quello della vita stessa.   

I nuovi sistemi di vita, ad esempio l’elettronica, la moda, i rapporti sociali, la tecnologia, tutta ciò che viene definito evoluzione in generale, ha rafforzato il meccanismo della razionalità, del voler comprendere a fondo cose che materialmente servono ma che fanno della nostra vita una misera tragedia psicologica. L’attenzione è rivolta oggi solo ed esclusivamente ad un mondo che sembra esistere come detto all’esterno, e che tutto ciò che abbiamo descritto come evoluzione avvenuta serve assolutamente per l’adattamento alla vita attuale = Sofferenza incompresa. Ci sono stati dati informazioni utili altre sbagliati, attrezzi utili altri distruttivi, sistemi tecnologici ottimi per il miglioramento della qualità di vita fisica ed altri peggiori capaci di sprofondare ancor di più i paesi sottosviluppati, ed in tutto questo ci siamo persi identificandoci come esseri evoluti. 

A cosa serve per esempio, avere un grosso conto in banca, se non fossimo capaci di essere felici e in pace con noi stessi…? Il denaro sarà così un’altra occasione per la propria personalità affinché può produrre maggiore sofferenza…!?

Viviamo di una bellezza frammentaria, instabile, così anche la felicità è condizionata da questa visione divenuta drasticamente normale nell’uomo. Non comprendiamo un mondo che è bello così com’è, e che noi non possiamo vederne l’esatto fraintendimento. Quella che chiamiamo oggigiorno “evoluzione” interrompe questa visione, la distoglie dalla bellezza vera del mondo, ed anche se essa fosse veramente utile per noi diventerà in tal modo automaticamente distruttiva. 

In determinati casi la razionalità ci aiuta a capire come poter diventare maghi, poiché tutti possiamo esserlo, trasformare tutto quello che oggi è oscuro e brutto in qualcosa che diventa bianco e bello, e soprattutto qualcosa che abbia a che fare con l’essere felici. 

Pensiate che non sia possibile? Bé non esiste nessuno che può fare questa magica trasformazione nella vostra vita, se non foste voi il mago principale delle trasformazioni delle proprie sofferenze recate da una vita incompresa. Scusatemi la franchezza, quale credo possa portarvi in un binario di ferma attenzione per una riflessione più accurata: quanti di voi pensano di essere felici…? Dimostratevelo, e non dimenticate che la felicità non è qualcosa che va e viene, ma è uno stato interiore che assiste ad ogni evento e situazione che accade nella quotidianità di tutti noi…

Con questa affermazione dovete fare “Adesso” il punto della situazione in modo soggettivo; se veramente ORA foste felici, oppure è: un altro inganno che si starà attuando dentro voi stessi. 

 

<<RICORDATEVI
CHE:
LA RAZIONALITA’ A VOLTE SERVE SOLO A PALPEGGIARE IL MARCIO CHE GIA’ E’ IN ESSERE…>>

Un abbaccio…antoniO 

A BREVE IL NUOVO LIBRO – Morire è…Vivere!

Le condizioni come stile di VITA

 Le Condizioni come stile di VITA:

 

Quanto foste disposti a pagare, per ciò che sto scrivendo…?

Sarò forse più bravo di…o forse peggio…oppure potrebbe essere – che, non ho capito una mazza di tutto ciò che oggi mi appare come esperienza umana…?

Molte volte ci ritroviamo a dover scegliere tra un relatore e l’altro, (da premettere che non sono un relatore ed in programma non c’è questo preciso obiettivo), sperando di scegliere poi la scarpa giusta per il nostro piede; spesso però queste scarpe dopo un brevissimo tempo anch’esse iniziano ad andare strette…

Ci sarà quindi una scarpa che potrà sostenerci nel proprio lungo cammino…?

Sicuramente il paragone non regge, ma personalmente sceglierei una griffe leader, così almeno potrò camminare bene…Purtroppo però nel caso del lavoro interiore non esiste questo tipo di scelta, esiste la possibilità di comprendere ciò che prima non si può comprendere per forza di cose divenute meccaniche, allora nasce quel qualcuno – che noi -pensiamo abbia già compreso…

E come faremo a capire chi ha compreso…?

Q u a n t o  v i  c a p i s c o…anche io sono alla ricerca di questo dettaglio…!

Però posso “relazionare”, con tutti i limiti possibili ed immaginabili, delle esperienze che mi hanno condotto a comprendere determinate cose che prima non ci facevo caso. Una delle tante, dopo che le ho viste e vissute, ho compreso che l’uomo decide di non vedere anche cose banali che potrebbero essere facilmente visibili…!

Quanto è stupido dire che non siamo capaci di essere autonomi nella visione della realtà, e di non essere liberi, nello stato in cui siamo ora, di scegliere cose e persone ognuno nella propria vita. 

Proprio così, non possiamo…

Quanti di noi, nella vita, sanno dire no…? E quanti invece sanno dire si…? 

Siamo certi che, la risposta in sé, è di nostra spontanea volontà, oppure sarà condizionata dal mondo esterno…?

Non vi sto chiedendo se foste d’accordo con me o no, ma vi sto semplicemente propononendo di analizzare qualcosa che appartiene alla vostra vita. Una scelta comporta una grossa responsabilità, poiché le scelte compongono un pezzo in divenire della nostra vita. Se volessimo vivere meglio allora le nostre scelte adesso devono allinearsi con ciò che è più giusto affinché si migliori.

Chi dice adesso cosa è giusto o cosa è sbagliato…? Abbiamo diverse possibilità di verifica, o scegliamo un relatore bravo che magari e conosciuto moltissimo, andando in chiesa, in un tempio, frequentando una dottrina qualsiasi o una filosofia; oppure possiamo cercare dentro noi stessi, verificando effettivamente cosa potrebbe essere giusto o sbagliato ai fini di noi stessi, perché solo se miglioreremo individualmente ed soggettivamente potremmo poi migliorare l’esterno, ossia il Mondo. 

Cosa avete scelto…? Se la scelta fosse proiettata già sin d’adesso al di fuori di voi, significa che potete fermarvi qui di leggere, contrariamente potrete continuare questa lettura…

Ci siamo…?!?

Quindi, ritornando a noi, se le “condizioni” – qualsiasi – nella vita dell’uomo avessero solo recato negatività, infelicità, sofferenza, significa che sceglierle come stile di vita è una scelta sbagliata…siete d’accordo…?

Ad esempio, la maggior parte delle coppie si lasciano oggi perché esistono tra di loro problemi inerenti quasi sempre ai soldi, al sesso, e alla gelosia…entrambi potranno essere identificate semplicemente con la parola “condizione” che veste infine questi abiti in base al posto in cui l’uomo nasce e cresce…

Non andranno d’accordo perché uno dei due nella coppia non potrà – con queste vesti – in seguito andare al mare solo perché gli altri lo/a guarderanno…oppure perché in questo mese non avranno potuto mangiare al ristorante perché il compagno non ha lavorato abbastanza per potersela permettere…entrambi, li possiamo definire semplicemente con la parola condizione che ostacola quell’allineamento che deve esserci tra l’uomo e la donna oppure tra semplici amici o conoscenti, potendolo anche definire con il termine AMORE SENZA CONDIZIONE. 

Ora analizziamo Più semplicemente: nelle vostre scelte esiste un rapporto di qualsiasi genere, anche in minima parte, con questo tipo di condizione…? Solo con un analisi accurata e senza mentire a noi stessi, possiamo comprendere tale processo, quindi vi prego di soffermarvi sull’argomento evitando di sorvolare trovando immediatamente la scusa per sistemare illusivamente questo enorme problema presente in tutti noi uomini…

Nel caso in cui un rapporto con qualsiasi condizione esistesse, significherà che – la scelta è realmente sbagliata, ovvero non è la via della felicità…ed in questo caso più delle volte esiste in se stessi una sofferenza repressa, inconscia, che non per forza deve essere tangibile alla mente affinché possa testimoniarsi come vera, seppur palpabile. 

Quale guru o religione servirà per comprendere cosa sono i meccanismi che conducono alla sofferenza…? Il cambiamento, essere migliori, vivere meglio, è una scelta soggettiva che per forza di cose si proietta dentro noi stessi, è “solo” dentro noi stessi…!

Nessuno in questo post dice di non dover aver rapporti con religioni o filosofie di qualsiasi genere, e nemmeno contro nessun relatori che fanno un ottimo lavoro per coloro che ne hanno enorme-mente bisogno…ma l’obbiettivo dell’articolo è, comprendere dove cercare le risposte giuste e quelle sbagliate…

 Buon  Lavoro…antoniO

La libertà mai raggiunta

La libertà mai raggiunta:

È pressoché inutile scrivere determinati meccanismi esistenti nella nostra vita quando gli sforzi per comprenderne il significato sono veramente poco…ma è utile scrivere per tutti coloro che hanno già raggiunto questa voglia di cambiare il sistema attuale, che travolge il proprio essere in zone oscure. 

Più andiamo avanti è più circola quest’aria di cambiamento; l’uomo in generale ha raggiunto un punto ove percepisce qualcosa che va oltre ciò che pensa di essere. Questa visione apre delle porte interiormente dando luce a cose che prima non avevano una ragione né una spiegazione valida. 

La sofferenza ha raggiunto dei mezzi molto più avanzati ed evoluti, quale nessuno può trascendere senza comprenderne prima l’esatta esistenza. 

La scarsità di consapevolezza, il basso grado di comprensione, l’abitudine che ha coinvolto la famiglia umana, fa dell’essere un automa.  

Crediamo di trovare in cose e persone ciò che pensiamo possa riempirci di gratitudine, e quanti di noi ancora oggi pensano di dover raggiungere qualcosa affinché questo accada…?

Bè, l’illusione è viva inconsapevolmente nella nostra coscienza.

Essa ci conduce a questi pensieri, di dover arrivare più in là, così ce la faremo…ma non c’è niente oltre a questo momento che può riempirci di gratitudine. La chiave è nella visione, che deriva dalla consapevolezza e dalla comprensione, e non dagli 11/10 di vista, poiché anche un cieco potrà vivere felice. 

Scegliamo volontariamente la direzione in cui andare, è poi ci lamentiamo quando nel cammino incontreremo dispiacevoli situazioni, come se qualcuno ci avesse detto dove andare. 

Dopo aver sperimentato per primo tutto questo, oggi nessuno potrà negare quanto detto, sarebbe come definire il rosso di color verde, ed il problema così rimarrà soggettivamente personale, di cui risulterà patologicamente affetto da una malattia definita “daltonico” – in questi casi esistono dei medici che dovranno prendersi cura del paziente malato. 

Quando si nutre fastidio, rabbia, negatività in generale, quindi, ricordatevi che la colpa sarà sempre vostra, un uomo che può scegliere potrà farlo incondizionatamente da tutto e tutti, nessuno potrà mai dire arrabbiati…! Saremo noi a sottometterci alle nostre credenze, convinzioni, alla nostra morale costruita, ad una legge qualsiasi, decidendo di identificarci con essa, ma resta il fatto che abbiamo dato spontaneamente il potere a tutto questo di travolgerci nel sistema.

Non c’è bisogno di costruire intorno a tali argomenti concetti o definizioni teoriche con pratiche, per arrivare a conclusioni come queste, ma serve solo la forza di volontà “intenzionale”, enorme necessità di essere liberi, proprio come la natura dell’uomo prevede e che oggi purtroppo non è…fin quando queste condizioni esterne provocano sensazioni dispiacevoli e negative, non definitevi esseri liberi, poiché sarete sulla stessa frequenza di uno schiavo…! 

                                                                                                                                 

Decidere di essere liberi fa parte del libero arbitrio, un termine tanto usato teoricamente ma non praticamente, non spostiamo i nostri pensieri adesso in teorie che si confondono nella materia, poiché il più profondo senso di tale termine è: LIBERTA’ NELLA PSICHE…!

Buon Lavoro…antoniO!